Sono l’ennesima persona curiosa e propositiva, con una grande passione per questo e un immenso amore per quello. Il migliore fit for the job che potrete trovare in questa infinita pila di curriculum e altre mille cose che avete già letto e riletto, quindi ecco qualcosa che sicuramente non sapete.
Dire che mi piace il mare e il sole è forse banale, ma è vero e un po’ semplicità nella vita non guasta. Mi piace viaggiare, come a molti, ma soprattutto mi piace perdermi, di solito per le strade, ma a volte nei pensieri, nelle parole. Mi piace il silenzio ma solo a volte. Mi piace raccontare e ascoltare storie. Mi piacciono le persone che sorridono spesso, il caffè senza zucchero, i cambiamenti e le sorprese.
Sono cresciuta a Torino e mia mamma direbbe che ho iniziato a comunicare troppo presto. Parole sconclusionate e colori fuori dai margini sono diventati presto video registrati con la telecamera di papà e racconti su quel poco che conoscevo. Ho provato a suonare il pianoforte, ma non sono mai stata brava a stare seduta ferma. Mia nonna era un’insegnante d’arte e mi ha insegnato fin da piccola ad amare e riconoscere la bellezza in ogni sua forma: carta, pennelli, penne e macchine fotografiche. Ho sempre cercato di esprimere quel gomitolo di colori che avevo in testa.
Ho 26 anni e non so ancora cosa voglio fare da grande, l’unica cosa che voglio è non smettere mai di dare forma a quella gomitolo di colore.
Da piccola ero una grande fan di Art Attack, le forbici con la punta arrotondata e la colla vinilica erano le mie migliori amiche. Tra mille tentativi fallimentari e ancora più sperimenti riusciti a metà, mi sono sempre divertita tanto a sporcarmi le mani.
Con il tempo i pennelli e le matite acquerellabili si sono fatte da parte e ho iniziato ad affacciarmi al mondo del digitale. Il mio primo approccio è passato attraverso l’occhio della GoPro, diventando una connaisseur dei video delle vacanze. Si proprio quelli lunghi e pieni di canzoni senza copyright che propini alla famiglia alla fine dell’estate e loro devono fingere che siano belli da morire.
Finito il periodo dei video delle vacanze, ho iniziato l’università e approcciato il mondo del cinema con i primi esperimenti e quelli che chiamano esercizi di stile. Gli strumenti erano pochi e il personale scarseggiava, ma l’arte di arrangiarsi rimane una gran virtù, così ho dato forma al mio primo cortometraggio e ho partecipato al Glocal Film Festival 2019. Ho vinto? Ovviamente no, ero una regista in erba con budget a zero e un grande sogno nel cassetto, ma anche qui mi sono tanto divertita.
Dopo la prima laurea in lettere ho deciso che la mia forma di espressione doveva evolversi ancora una volta, così ho iniziato un corso magistrale in Comunicazione e Culture dei Media. Dopo qualche mese sono partita per l’Erasmus, che mi ha portato in Spagna dove lo studio è un po’ diverso: giù i libri e su le maniche. Così ho avuto l’occasione di provare un altro strumento: la radio.
Con una francese, una cubana che vive in Belgio e una genovese – che sembra l’inizio di una barzelletta – mi sono ritrovata a scrivere il pilot di un podcast. Siamo andate nello studio di registrazione – l’Università di Valencia non bada a spese – abbiamo inciso, poi editato, fade in qui fade out là e la nostra puntata ha preso vita.
Indovinate? Mi sono divertita.
E con i famosi pezzi di carta in tasta, arriva il momento di mettere in pratica tutti questi anni di fatiche: a poche settimane dalla laurea inizio uno stage come Social Media Manager. Esperimenti di grafica, brief con i clienti e piani editoriali sono ancora oggi la mia quotidianità.
Il resto è ancora da scrivere.

